- - - By CrazyStat - - -  La storia | Villa San Lorenzo a Flaviano e Rio (954 m) - Amatrice, RI

Villa San Lorenzo a Flaviano è una delle sessantanove frazioni del comune di Amatrice, appartenente alla provincia laziale di Rieti.
L’area di cui ci accingiamo a trattare venne ripetutamente coinvolta dalle vicende storiche italiane, nel corso di millenni di storia e leggendarie gesta, solo in parte ricostruibili mediante reperti e documenti. Proveremo a compiere insieme un percorso cronologico attraverso alcuni rilevanti momenti, abbandonando le velleità di una storicità ufficiale, e aggiungendo di contro un pizzico d’immaginazione a compensazione di qualche lecita lacuna.

Popolazioni preistoriche, Piceni, Equi e Sabini (1000 a.C. – 400 a.C.)
L’alta valle del Tronto costituisce un’area di grande interesse da un punto di vista archeologico e monumentale.image
Le prime tracce della frequentazione di genti italiche (provenienti probabilmente dal versante adriatico) nella conca di Amatrice, si hanno già nella preistoria (periodo neolitico).

Piceni, vissuti in questa zona ca. 3000 anni fa. Nei pressi della frazione Saletta è stata rinvenuta una necropoli, risalente a quella finestra temporale e perfettamente conservata, all’interno della quale vi era sepolta una figura predominante circondata da oltre una dozzina di altre tombe, contornate da diversi oggetti di pregevole fattura e materiali preziosi.
In questo senso sono di un certo rilievo anche gli scavi effettuati a Domo, Scandarello e Sommati. L’importanza e la ricchezza di tali ritrovamenti hanno spinto il Ministero dei beni culturali e la Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio a prestare particolare attenzione alla salvaguardia dei reperti rinvenuti in tali aree, dando vita, con il patrocinio del comune di Amatrice, al consorzio “La Salaria archeologica”, coinvolgendo il nostro paese al fine di reperire i fondi necessari alla conservazione e all’avanzamento degli scavi.
Questa vasta area, in seguito, fu certamente regno incontrastato degli Equi, popolo fiero e bellicoso che nel loro apice, sul volgere del V sec. a.C., giunse ad insidiare addirittura la cinta muraria della città di Roma.
A loro successero dopo poco i Sabini, provenienti dall’area del Gran Sasso ed insediatisi principalmente nelle valli del Velino e del Tevere, segnando così i confini dell’area reatina e destinati in ogni caso a cedere il passo ai fasti dell’impero romano.

Dominio romano (300 a.C. – 400 d.C.)
Il massiccio sfruttamento delle risorse agricole della conca si ebbe, però, solo a partire dall’età romana, in particolare con l’apertura della Via Salaria, intorno al III – II secolo a.C., quando i più agevoli collegamenti con il versante tirrenico e con quello adriatico, stimolarono l’economia locale. Numerose sono le tracce che certificano la presenza romana in questa zona.
Gli scrittori latini già parlavano di “Summata” o di “Summa Villarum” per intendere questi luoghi a ridosso dell’Appennino Centrale. Più tardi la regione, costituita da un insieme di Villae (le odierne frazioni), venne indicata con la denominazione di “Terrae Summatinae” (da questo la probabile antica origine dei nomi “Villa” e “Sommati”).
Secondo l’affermato storico De Berardinis, i progenitori degli imperatori Vespasiano e Tito, vale a dire la gens Flavia, era originaria proprio di Villa San Lorenzo a Flaviano (conosciuta anticamente come “Laurentum Flavianorum”).
Allo stesso modo secondo lo scrittore romano Svetonio, nei pressi di Cittareale in direzione di Amatrice, in un’area contigua all’antico percorso della Via Salaria, era ubicata l’antica città romana di Falacrine, nei dintorni dell’odierna Torrita.
Qui probabilmente la stessa potente famiglia dei Flavi soggiornò per qualche anno (lo testimonierebbero le terme romane rinvenute in loco) prima di giungere definitivamente a Roma in cerca di fama e ricchezza.
Dopo poco nella Capitale, scalando rapidamente i ranghi nobiliari, assurgeranno alla massima carica politica proprio con gli imperatori Vespasiano e Tito.
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Dopo una breve parentesi di controllo greco-bizantino, di cui rileviamo poche e discontinue tracce, la zona passò sotto il dominio Longobardo a seguito della massiccia invasione di queste genti nella zona centrale della penisola italica (568 d.C.).
Viene in questo momento costituito il Ducato di Spoleto suddiviso in Comitati e Gastaldati.
In questi turbini politico-geografici le “Terrae Summatinae” e le altre terre di Amatrice furono sottoposte al comitato di Ascoli.
Probabilmente proprio in questa epoca e sotto i popoli venuti dal Nord nasce Saletta (frazione a poca distanza da Villa)
Il nome deriva, in maniera inconfutabile, dalla lingua Longobarda come altri toponimi simili aventi la stessa desinenza, quali Sali, Salasco, Saliceto, Saluggia e Salera.
Con il termine Sala si indicava il luogo principale della curtis (cioè del borgo), che coincideva con la residenza dei membri più importanti della fara (gli appartenenti alle famiglie più in vista). Possiamo dunque immaginarla come una residenza d’elite, abitata da personaggi economicamente e socialmente rilevanti..
Il paesetto fa il paio infatti con un’altra località denominata “Saletta” (nel vercellese), anch’essa fondata dalle medesime genti e ritenuta uno dei luoghi mistico-alchemici più rilevanti d’Italia. Con queste sembra chiudere l’ideale triangolo magico la frazione “Saletta” nella provincia di Ferrara.

Carlo Magno, Saraceni, Ungari e Dominio Normanno (800 d.C. – 1000 d.C.)
Dopo aver posto fine alla dominazione dei Longobardi, Carlo Magno confermò il comitato di Ascoli nel Ducato di Spoleto e fece ampia donazione alla chiesa ascolana delle “Terrae Summatinae”.
Altre donazioni furono effettuate dal 961 al 1118, da privati facoltosi di tali territori a favore della Badia di Farfa.
Periodo questo nel quale il territorio subì le devastazioni dei Saraceni. Numerosi centri, tra cui l’Abbazia di Farfa e la stessa Rieti furono presi e saccheggiati; i Saraceni si stanziarono nel Cicolano, prima di venire sconfitti dalle truppe locali.
Pochi anni dopo, nel 942, la zona fu teatro delle scorribande degli Ungari.
Con il governo dei Normanni, scesi nel 1035 nel mezzogiorno d’Italia, si ebbero notevoli e continui mutamenti nell’assetto dell’Italia centro meridionale.

Sullo scorcio del secolo, stanchi delle lotte dei rapaci signori locali, gli abitanti della regione fecero solenne atto di dedizione al Pontefice Innocenzo III, riconoscendo l’alta sovranità delle chiesa che inviò suoi funzionari a governare la Sabina ed i territori annessi.
Questo avvalorerebbe, secondo alcuni, le tesi di chi sostiene l’antica funzione di Saletta eretta a rilevante insediamento del monachesimo, nello specifico di una confraternita appartenete probabilmente ai cosiddetti Ordini Mendicanti, molto presenti in questa area.
Si racconta altresì che Amatrice, con le sue genti, partecipò alle crociate in modo massiccio. Da questa leggenda trarrebbe tra l’altro origine la croce che brilla sullo stemma comunale.
Nel catalogo dei baroni che parteciparono alle crociate provenienti dalle “Terrae Summatinae” figurano gli abitanti dei seguenti luoghi: Matrice, Sculcola, Sommati, Collalto, Valle Lucida, Forcella, Casteltrione, Cantarello, Poggio Vitellino, Saletta, Torrita.

Istituzione del libero comune (Universitas), imperialismi e nobili genti (1100 d.C. – 1500 d.C.)
Dopo una complessa trama di donazioni e permute dei territori in esame, tra il 1100 e il 1200, “Matrice” si costituì finalmente in libero comune ed assommò sotto la sua giurisdizione tutti i castelli appartenenti al comitato di Rieti sulla riva sinistra del Tronto, e quelli del territorio “sommatino”.
Durante i secoli XIV e XV Amatrice conquistò una sua autonomia e divenne temuta per la sua speciale ubicazione; essa partecipò insieme alle frazioni annesse alle vicende ora di Ascoli, ora del Regno, celebri sono ad esempio le lotte combattute contro Norcia, Arquata, Cittareale e soprattutto L’Aquila.
Periodo questo in cui gli imperatori di Francia e Spagna si contesero questo spicchio di territorio; Amatrice, ribellatasi all’imperatore Carlo V D’Angiò, subì un devastante sacco dalle stesse truppe spagnole (1529) che la lascerà in ginocchio e semidistrutta per diversi anni.
Saranno in seguito gli Orsini, famiglia nobile già fregiata di importanti titoli, a condurre le sorti di Amatrice per più di un secolo, oltre a rendersi fautori della ricostruzione della città secondo il progetto di Cola dell’Amatrice (al secolo Nicola Filotesio).

Sconvolgimenti sismici (1600 d.C. – 1700 d.C.)
Alcune dettagliate testimonianze spostano rapidamente la nostra attenzione nel XVII sec. quando Amatrice e le sue ville (o frazioni), dopo alterne fortune, si trovarono a fronteggiare un nuovo disastro, questa volta di origine naturale.
Molte di esse furono infatti fortemente danneggiate se non rase completamente al suolo dallo spaventoso terremoto dei giorni 7,14 e 17 ottobre 1639.
Rovinarono quasi completamente le frazioni di San Martino, Filetta, Forcelle, Nescaja, Campotosto, Saletta, Collalto, Pinaco, l’Aleggia, Patarico, Capricchia, Cossito, Pasciano, S. Giorgio.
Furono invece completamente distrutte Cantone (qualcosa a che fare con la chiesetta nei pressi del Laguzzo? Ndr), Collebasso, Casale, Collemoresco, La Rocca , Torrita e altre località.
Centinaia furono le persone perite sotto le macerie.
Al violento moto tellurico del 1639, altri ne seguirono altrettanto disastrosi nel 1672, nel 1703 e nel 1730, che ne completarono il drammatico disegno.

Definizione dell’attuale assetto territoriale (1750 d.C. – 2000 d.C.)
Il dominio degli Orsini su Amatrice durò fino al 1693, a seguire si ebbe una lunga controversia che portò alla successione nel feudo, ma soltanto nel 1732, quando Gian Gastone de’ Medici instaurò il proprio dominio.
Già dal 1759, però, Amatrice tornò di nuovo ad essere città demaniale.
Probabilmente proprio durante questa epoca, molte frazioni iniziarono la propria ricostruzione, divenendo semplici agglomerati abitativi di contadini e pastori orbitanti nella ricca zona della conca amatriciana.
Con l’unità d’Italia, Rieti e la Sabina vennero aggregate alla provincia di Perugia mentre il territorio dell’alto Lazio e del Cicolano furono inseriti nell’Abruzzo aquilano.

Nel 1923 il circondario di Rieti fu scorporato dall’Umbria ed aggregato alla provincia di Roma. Solo quattro anni più tardi fu creata la provincia di Rieti che, incorporando anche i territori dell’alto Lazio e della stessa valle del Cicolano, diede vita all’attuale assetto territoriale.
Tutte le frazioni di Amatrice stanno oggi subendo un lento ma inarrestabile impoverimento demografico, iniziato a seguito del secondo dopoguerra ed alimentato dalla carenza di posti di lavoro e dalle scarse prospettive sociali ed economiche.

di Simone D’Alonzo